Cenni storici sulla città di Otranto >> La Cattedrale
Storia dei Martiri
Nella guerra d'Otranto (1480-81) c'era Gedik Ahmed Pascià, uno dei più formidabili
fra i generali ottomani, da poco elevato alla carica di 'sançak bey' di Valona
in Albania (cioè governatore del sangiaccato di Valona; un sangiaccato é parte
di una provincia). In questo giorno sferrò per ordine del sultano Maometto
II un grande attacco all'Italia.
Maometto II prese a pretesto presunti diritti da parte dei turchi all'eredità
dei principi di Taranto. La verità è che il sultano pare ambisse a conquistare
Roma e l'Italia, come pure a distruggere il potere del re di Napoli Ferrante
colpevole di avere aiutato gli insorti albanesi.
Non é chiaro esattamente a quanto ammonti la forza della spedizione:
le fonti parlano di una flotta che va dalle 70 alle 200 navi con a bordo fra
i 18.000 e i 100.000 turchi.
Grazie alla cinica neutralità di Venezia, l'attraversamento del Canale
di Otranto fu tranquillo. La scelta della città di Otranto come luogo dello
sbarco fu naturale: era la città più vicina alle coste albanesi e soprattutto
era un ottimo porto per la flotta turca. Ai primi momenti dello sbarco vi
furono isolate scaramucce fra i soldati della guarnigione otrantina e le forze
nemiche che sbarcavano, ma ben presto i soldati, intimiditi dal continuo accrescersi
della potenza del nemico, si rifugiarono fra le mura.
29-LUGLIO-1480
La guarnigione insieme a tutti gli abitanti abbandona il borgo in mano ai
turchi e si ritirano nella cittadella, cioè nel Castello d'Otranto. Venne
chiesta da Ahmed Pascià la resa, ma i difensori respinsero immediatamente
la richiesta.
11-AGOSTO-1480
La cittadella, sprovvista di cannoni e le cui mura vengono continuamente colpite
dalla formidabile artiglieria ottomana, dopo due settimane di disperata resistenza
nella vana attesa di soccorsi da parte del re e di suo figlio Don Alfonso
duca di Calabria (da cui dipendeva la città), viene espugnata dai turchi.
Si consuma un terribile massacro: tutti i maschi con più di quindici anni
vengono uccisi mentre le donne e i bambini sono ridotti in schiavitù (secondo
alcuni i morti furono 12.000 e gli schiavi 5000, ma é dubbio che la città
avesse tanti abitanti). Una delle carneficine più terribili avvenne nella
cattedrale dove tutto il clero e i molti civili ivi rifugiatisi vennero sterminati
(dopo la chiesa in segno di ulteriore spregio fu ridotta a stalla per i cavalli).
Particolarmente tragico fu il destino dell'arcivescovo Stefano Pendinelli
e del comandante della guarnigione, il conte Francesco Largo: vennero letteralmente
segati vivi. Da queste terribili stragi la città non si riprenderà mai più
diventando una località marginale rispetto a Lecce.
12-AGOSTO-1480
Si consuma il secondo atto della tragedia: 800 otrantini che si sono rifiutati
di abiurare alla fede cattolica vengono trascinati sul Colle della Minerva
e lì decapitati. Riconosciuti ufficialmente martiri dalla chiesa e le loro
ossa si trovano in sette grandi armadi in legno nella Cappella dei Martiri
ricavata nell'abside destro della cattedrale di Otranto (altri loro resti
sono nel Duomo di Napoli). Sopra il Colle della Minerva si trova ora una chiesetta
a loro dedicata, Santa Maria dei Martiri.
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