Otranto

Cenni storici sulla città di Otranto >> La Cattedrale

La Sontuosa Cattedrale dell'Annunziata o del Crismatico, fu aperta al culto nel 1088 e tristemente conosciuta come luogo di riposo dei Martiri Idruntini. L'imponente facciata è in stile romanico-pugliese; al centro spicca il maestoso rosone rinascimentale avente forma circolare. Il portale, finemente decorato, è in puro stile barocco. Su di esso è collocato lo stemma del Vescovo Adarzo di Santander. L'interno, molto ampio, è a tre navate. Stupendo è il soffitto ligneo dorato risalente alla fine del '600. Il paliotto dell'altere maggiore è unico nel suo genere poiché è in argento, opera dei migliori orafi napoletani del '700. La grandezza del quasi millenario mosaico, irripetibile opera del celebre monaco basiliano Pantaleone, ci induce a conoscere la storia dei monaci basiliani, che proprio dal Cenobio di San Nicola di Casole hanno diffuso l'arte, la cultura e fondato la prima casa dello studente in Europa. Nella cappella della navata destra, in sette grandi armadi, sono racchiuse la reliquie dei Martiri d'Otranto, barbaramente decapitati dai Turchi sul colle della Minerva il 14 agosto 1480

 

Storia dei Martiri

Nella guerra d'Otranto (1480-81) c'era Gedik Ahmed Pascià, uno dei più formidabili fra i generali ottomani, da poco elevato alla carica di 'sançak bey' di Valona in Albania (cioè governatore del sangiaccato di Valona; un sangiaccato é parte di una provincia). In questo giorno sferrò per ordine del sultano Maometto II un grande attacco all'Italia. 
Maometto II prese a pretesto presunti diritti da parte dei turchi all'eredità dei principi di Taranto. La verità è che  il sultano pare ambisse a conquistare Roma e l'Italia, come pure a distruggere il potere del re di Napoli Ferrante colpevole di avere aiutato gli insorti albanesi.

 Non é chiaro esattamente a quanto ammonti la forza della spedizione: le fonti parlano di una flotta che va dalle 70 alle 200 navi con a bordo fra i 18.000 e i 100.000 turchi.
 Grazie alla cinica neutralità di Venezia, l'attraversamento del Canale di Otranto fu tranquillo. La scelta della città di Otranto come luogo dello sbarco fu naturale: era la città più vicina alle coste albanesi e soprattutto era un ottimo porto per la flotta turca. Ai primi momenti dello sbarco vi furono isolate scaramucce fra i soldati della guarnigione otrantina e le forze nemiche che sbarcavano, ma ben presto i soldati, intimiditi dal continuo accrescersi della potenza del nemico, si rifugiarono fra le mura. 

29-LUGLIO-1480

La guarnigione insieme a tutti gli abitanti abbandona il borgo in mano ai turchi e si ritirano nella cittadella, cioè nel Castello d'Otranto. Venne chiesta da Ahmed Pascià la resa, ma i difensori respinsero immediatamente la richiesta. 

11-AGOSTO-1480

La cittadella, sprovvista di cannoni e le cui mura vengono continuamente colpite dalla formidabile artiglieria ottomana, dopo due settimane di disperata resistenza nella vana attesa di soccorsi da parte del re e di suo figlio Don Alfonso duca di Calabria (da cui dipendeva la città), viene espugnata dai turchi. Si consuma un terribile massacro: tutti i maschi con più di quindici anni vengono uccisi mentre le donne e i bambini sono ridotti in schiavitù (secondo alcuni i morti furono 12.000 e gli schiavi 5000, ma é dubbio che la città avesse tanti abitanti). Una delle carneficine più terribili avvenne nella cattedrale dove tutto il clero e i molti civili ivi rifugiatisi vennero sterminati (dopo la chiesa in segno di ulteriore spregio fu ridotta a stalla per i cavalli). 

Particolarmente tragico fu il destino dell'arcivescovo Stefano Pendinelli e del comandante della guarnigione, il conte Francesco Largo: vennero letteralmente segati vivi. Da queste terribili stragi la città non si riprenderà mai più diventando una località marginale rispetto a Lecce. 

12-AGOSTO-1480

Si consuma il secondo atto della tragedia: 800 otrantini che si sono rifiutati di abiurare alla fede cattolica vengono trascinati sul Colle della Minerva e lì decapitati. Riconosciuti ufficialmente martiri dalla chiesa e le loro ossa si trovano in sette grandi armadi in legno nella Cappella dei Martiri ricavata nell'abside destro della cattedrale di Otranto (altri loro resti sono nel Duomo di Napoli). Sopra il Colle della Minerva si trova ora una chiesetta a loro dedicata, Santa Maria dei Martiri.

 

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